Lc 13, l1-9
 
In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici.
Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Questi due brani sono strettamente collegati mentre una lettura intellettualistica, che viviseziona in concetti meccanici le cose invece di coglierne il senso complessivo, talora li considera separatamente finendo nel paradosso prima di dire che le malattie e altre sofferenze non sono punizioni divine e poi che Dio perdona, perdona, ma poi se insisti ti punisce. Gesù invece in questi brani afferma che Dio non punisce ma aiuta l’uomo a non farsi male da solo chiudendosi alla grazia che gli viene donata. Su questa scia il secondo brano si può comprendere nel senso che il padrone della vigna è un uomo che ha nella sua vigna l’albero della vita, della fede. L’albero non porta frutti perché non viene coltivato ma quella persona vuole tagliare la pianta ossia fare a meno della fede perché la vede infeconda. Allora Gesù col suo amore comprensivo e misericordioso propone al proprietario di pazientare lasciando che il fico venga coltivato, concimato, innaffiato, potato… La nostra vita è proprio come un albero curato o meno.