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Sono io che ti parlo (Gv 4, 26)

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Sospendo i commenti almeno per qualche tempo perché altrimenti con gli impegni in aumento non troverei il tempo per pregare. Tengo a precisare che ho sempre suggerito alle persone con cui sono in contatto dal vivo di non leggere i miei commenti al Vangelo in quanto si comunica molto meglio dal vivo, a misura per ogni persona e dunque non in modo astratto. Credo che questo sia uno dei motivi per cui Gesù stesso non ha scritto. Nel blog https://gpcentofanti.altervista.org/ scrivo invece riflessioni non pastorali ma culturali. Oggi il problema del superamento del razionalismo è di molto complicato da una cultura in grandissima parte di quell’orientamento, con categorie da superare che invece agiscono sulla dottrina così come sulla mentalità comune della gente. Nel blog Sinodalità https://cercogesu.altervista.org/ abbiamo aperto una possibilità di dialogo libero tra cristiani, così importante in questa epoca a rischio di pensiero unico.

Commento vangelo 4 dicembre 2020

Mt 9, 27-31
 
In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

Oggi mi soffermo sull’ascolto. I due ciechi hanno fede ma non ascoltano. Gli pare più logico manifestare l’opera di Gesù, magari pensano che Gesù abbia fatto loro questa richiesta per modestia. L’ascolto dipende dalla fiducia non è una comprensione meramente razionale. Qui sotto parlo di un percorso di pienezza dell’ascolto. Ma il cammino di ciascuno è personalissimo, graduale. Anche un minimo passo in quella direzione è una grande grazia di Dio.

Ogni uomo può in mille modi contribuire alla ricerca del vero, anche semplicemente con la sua stessa vita, le sue speranze, i suoi bisogni, le sue difficoltà. Ogni uomo può ricevere intuizioni originali, profetiche. Ma la profezia più profonda nasce dal sempre più profondo ascolto, dalla sete di Luce. Gesù è la Parola di Dio perché è l’ascolto del Padre. E il titolo con cui preferisce chiamarsi è quello di Figlio dell’uomo. Ossia uno che impara da tutti e da tutto. Anche Maria imparava da tutti e da tutto, serbava tutti quei fatti-parole gettandoli alla rinfusa nel suo cuore, sembra dire letteralmente il testo di san Luca. Erano essi, accolti nel cuore, a rivelarsi gradualmente. Semi, doni di grazia, non concetti. Sete di Luce. E non già circoscritta da paletti, solo spiritualistica, intellettualistica o solo pratica. Fatti parole, secondo l’intraducibile parola greca ῥῆμα. L’umanità intera della persona sempre più aperta dalla e alla Luce di Gesù, Dio e uomo, alla sua grazia divina e umana. Vi diranno eccolo qua, eccolo là, non andateci perché il regno di Dio è in mezzo a voi, con il contributo di tutti e di tutto. Verità, libera identità e scambio, vita concreta. Non solo un aspetto, chiudendo e svuotando le persone. Restando nelle astrazioni, nel tecnicismo, che stanno conducendo l’umanità al crollo.

Forse in mezzo a tanti pericoli stiamo giungendo ad una nuova tappa nella storia della salvezza: alla fine il mio cuore immacolato trionferà. Cosa vuol dire poi “alla fine”? Forse che specifiche persone e società devono sperimentare il fallimento per appoggiarsi sempre più in ogni cosa a Dio?

“Samuele acquistò autorità poiché il Signore era con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole” (1 Sam 3, 19). Ascoltare significa vivere: “Tu sei degno di prendere il libro

e di aprirne i sigilli,

perché sei stato immolato

e hai riscattato per Dio con il tuo sangue

uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione

e li hai costituiti per il nostro Dio

un regno di sacerdoti

e regneranno sopra la terra” (Ap 5, 9-10).

Commento vangelo 8 dicembre 2020, Immacolata concezione della Beata Vergine Maria

Lc 1, 26-38
 
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
E l’angelo si allontanò da lei.

Maria mette subito nelle mani di Dio anche le sue intenzioni più profonde. Si sente chiamata alla verginità ma se Dio ha per lei un’altra strada lei la seguirà. Questo affidamento rende invece la sua vocazione, senza cambiarla, fecondissima.

Commento vangelo 7 dicembre 2020

Sant’Ambrogio, vescovo e dottore della Chiesa

Lc 5, 17-26
 
Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.
Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico -: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.
Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

Io sono quel paralitico che ha bisogno della preghiera di chi condivide la fede con me per venire guarito. E spero di essere con l’aiuto di Dio uno di quei fratelli che nella grazia di Dio non si fermano davanti a nessun ostacolo per aiutare quel paralitico. Rimessi insieme in Cristo, nella sua sequela, la vita rinasce integralmente, non solo spiritualisticamente.

Commento vangelo domenica 6 dicembre 2020, II di Avvento, anno b

Mc 1, 1-8

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Il vangelo di Gesù non comincia con Gesù ma con Giovanni Battista perché Cristo non viene dal nulla ma dalla storia umana. Non per nulla il titolo da Lui stesso preferito è Figlio dell’uomo. Gesù non viene a manifestare alle persone i loro difetti per correggerli ma sono le persone che gradualmente sperimentano il bisogno di superare difficoltà, di vivere in orizzonti nuovi. La misericordia di Dio ha compassione del cammino dell’uomo e al momento opportuno viene ad aiutarlo in modo nuovo. Il battesimo di Giovanni costituisce proprio un progresso rispetto alle precedenti semplici soluzioni: una immersione totale nelle acque della misericordia divina. Una nuova nascita. Il Battista intuisce che si tratta di un dono così grande che solo il Messia potrà donarlo in pienezza. La liberazione di Israele prende sempre più a configurarsi come una grazia profonda e non come un fatto quasi meramente politico.

Commento vangelo 3 dicembre 2020

San Francesco Saverio, presbitero

Mt 7, 21. 24-27
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Come si può fare la volontà di Dio? Non abbiamo il telefono per comunicare con Lui. Ma in realtà nemmeno servirebbe perché il punto più profondo non è fare, nemmeno la cosa giusta ma cercare sinceramente di comprendere e accogliere la volontà di Dio. Dunque prima di tutto la sincerità, la corrispondenza più o meno piena alla grazia che viene donata. In tale percorso poi la sequela si può fare sempre più profonda cercando e crescendo negli aiuti che Dio dona per crescere: Parola, sacramenti, comunità di crescita, padre spirituale, preghiera e appunto ricerca della volontà di Dio. Egli ci dona anche molti altri aiuti, per esempio umani…

Commento vangelo 2 dicembre 2020

Mt 15, 29-37
 
In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò.
Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

Seguendo Gesù avremo tutto ciò che davvero ci serve. Ma questo possiamo comprenderlo solo in un cammino nello Spirito.

Commento letture 1 dicembre 2020

Lc 10, 21-24
 
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Gesù fa, con discrezione, di tutto per aprirci alla vita. Egli ci orienta ad una continua conversione ad un graduale rinnovamento di tutta la nostra umanità. Non è un programma efficientista, un dover funzionare sempre meglio ma la sempre nuova grazia in noi che ci porta con amorevole sapienza in una vita nuova. Forse pur crescendo in tante cose resteremo a lungo con alcuni limiti e difetti ma anche la nostra debolezza può essere parte del meraviglioso disegno di Dio per noi. Dunque il cammino di ciascuno va accompagnato cercando lo sguardo di Dio, la sua delicatezza e non in uno schematico perfezionismo.

Commento vangelo 30 novembre

Mt 4, 18-22
 
In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Che Dio ci doni di riconoscere e accogliere la specifica chiamata che ci rivolge. Dunque non schematismi ma la nostra personalissima via che si apre alla sua luce, donandoci ogni vero bene, verso la pienezza.

Commento vangelo 28 novembre 2020

Lc 21, 34-36
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Serenità e attenzione. Gli estremi sono sempre due. Dio ci fa crescere nella pace senza che questa diventi la quiete di un morto. Attenti al sempre nuovo venire di Gesù, alle vie della crescita, al superamento di blocchi, ferite, strutturazioni fasulle, reazioni inadeguate. Ma ciò secondo la amorevole sapienza di Dio è non invece un perfezionismo meccanico.

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