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Sono io che ti parlo (Gv 4, 26)

Mese: Settembre 2020 Page 1 of 4

Commento vangelo 1 ottobre 2020

Santa Teresa di Gesù Bambino, vergine e dottore della Chiesa

Lc 10, 1-12

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

Chi sono questi settantadue? Come i preti di oggi rispetto ai vescovi successori degli apostoli? Forse tra di essi vi sono invece molti “laici”. Quindi il brano può riguardare anche il mandato ai fedeli laici che può essere come qui un invio più esplicitamente missionario. Ma Gesù parla un linguaggio spirituale: il senso profondo è che ogni cristiano diventa un seme di grazia per il mondo in qualunque luogo sia Dio a porlo. Dove il Signore ti vuole sei più importante di San Francesco perché lì per Dio è bene vi sia tu. Il cammino della fede orienta a lasciarsi sempre più se spogliare dalla smania di grandi gesta, di fama mediatica. Paradossalmente non di rado buon titolo di merito è proprio stare fuori da questi circuiti manipolati dai potenti del mondo. Forse nessuno loderà mai quella mamma che cammina per mano con Dio e l’altra la tende quotidianamente alla sua famiglia con tante sofferenze e ad alcuni bisognosi ma quella mamma è portata cosi, semplicemente, in una vita meravigliosa e diviene un canale dello Spirito per il mondo intero.

Commento vangelo domenica 4 ottobre 2020, XXVII Tempo ordinario, anno A

Mt 21, 33-43

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto per mio figlio!.
Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!.
Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

La vita di una certa persona non è facile, solitudini, difficoltà economiche, un lavoro che mina la sua precaria salute, un rapporto difficile con la fidanzata. Non sapendo più che pesci prendere quell’uomo si affida a Dio, va a confessarsi da un sacerdote. Lì rinasce la sua vita, il prete lo invita ad una comunità in cammino di fede, lui ogni tanto va a confessarsi e a dialogare col presbitero che diventa il suo padre spirituale. La scoperta dell’amore sereno, a misura per lui, di Dio comincia ad infondere una nuova serenità, fiducia, in tutta la sua vita. Stabilisce belle amicizie nella comunità, trova proprio lì una nuova fidanzata con la quale vive un rapporto intenso e tranquillo. Una persona di quel gruppo lo aiuta a trovare un lavoro migliore sotto tutti i punti di vista, anche per la sua salute. Il nostro però dopo qualche tempo si allontana dalla vita comunitaria. Ormai ha ottenuto quello che voleva, sta bene, non ha più bisogno di Dio. Ma senza la linfa dello Spirito il tralcio staccato dalla vita gradualmente si secca, la vita, i rapporti, si inaridiscono. Finisce per trovarsi più solo e deluso di prima. Quanto dovrà pensare per tornare alla sorgente che fa fiorire e fruttificare la vita? Per comprendere che non era una caso quel rinascere, per non impossessarsi di quello che invece era un dono?

Commento vangelo 30 settembre 2020

San Girolamo, sacerdote e dottore della Chiesa

Lc 9, 57-62
 
In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

Questo brano riguarda come si vede proprio chi si avvia ad una sequela di Gesù. E Gesù parla proprio dei possibili atteggiamenti che possono ritardare, ostacolare, tale cammino. Inceppamenti inutili, dilazioni, rifugi, valori messi al di sopra di quello più importante che è Dio stesso. Il pericolo di chi segue Gesù è quello di fare da solo invece che attingendo sempre più a tutti i suoi aiuti e di cincischiare in mille modi invece di andare dritto e spedito dietro Cristo. Questo per esempio per uno sguardo ripiegato su considerazioni terrene, per uno scoraggiamento nell’attendere la sempre nuova venuta di Dio. Dio comprende le nostre difficoltà e debolezze ma anche ci aiuta ad entrare serenamente e concretamente nella vita sempre più piena.

Commento vangelo 29 settembre 2020

Santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele

Gv 1, 47-51
 
In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

È interessante vedere l’ordine che Gesù assegna alle varie frasi in un discorso. Per esempio nel Padre nostro prega sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà. La volontà di Dio non ci costringe a compierla sotto minaccia ma nella fede e nella speranza di una piena realizzazione della nostra vita. Delle beatitudini la prima è la povertà di spirito, ossia il semplice essere creature bisognose di Dio, del suo aiuto. Al di là di ogni debolezza, contraddizione, è Lui che ci salva. Poi vi è la sua vicinanza, il conforto, l’aiuto, nelle sofferenze. La terza beatitudine è sulla purezza di cuore. Ossia la prima beatitudine che può dipendere anche dalla nostra accoglienza non riguarda il fare chissà che cosa ma semplicemente la sincerità. Perché essa lascia entrare lo Spirito anche nonostante il nostro eventuale peccato. Allora gli angeli ci portano in Gesù al cielo e alla terra ossia tutte le porte della vita tendenzialmente si aprono e la vita rinasce.

Commento vangelo 28 settembre 2020

Lc 9, 46-50
 
In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande. Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».
Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

Il segreto di Maria, di Gesù e in Lui di ogni cristiano è di lasciarsi portare dalla Luce serena che gradualmente di dona. Essa aiuta a cogliere il senso delle cose mentre i ragionamenti causano spesso inceppamenti, un ingigantire i problemi, inutili arrovellamenti. Non è un caso che il brano odierno prosiegua con l’insegnamento di Gesù a Giovanni circa il lasciare che ciascuno operi il bene con serenità. Gli schematismi chiudono infatti all’agire dello Spirito in noi stessi e negli altri.

Commento vangelo 26 settembre 2020

Lc 9, 43b-45

In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

In Gesù spesso notiamo che quando può venire esaltato con entusiasmi terreni tende a riportare ad una visione più spirituale e dunque anche realistica di tante cose. La gloria terrena insomma è spesso in varia misura fatua e ciò che davvero conta è il cuore aperto a Dio, che vede e ricompensa nel segreto. Non passare però dal lato opposto: è vero che conta l’intenzione del cuore e non l’apparenza ma portati gradualmente da Gesù nell’amore cerchiamo per esempio di volere bene agli altri con delicatezza, con attenzione discreta a tutta la loro vita, a fare sentire le persone accolte con il cuore. Questa sequela concreta orienta a non vivere correndo dietro ad ogni non valutato entusiasmo transitorio e ad imparare a non fuggire per timore le difficoltà reali ma al momento giusto ad affrontarle. Conforta vedere che anche i discepoli di Gesù, tra i quali erano tanti futuri santi, hanno dovuto camminare nello Spirito per imparare a non selezionare la Parola di Gesù da ascoltare. Certo ciò non significa dovere capire e fare tutto subito ma come dicevo imparare gradualmente a non chiudersi.

Commento vangelo 25 settembre 2020

Lc 9, 18-22
 
Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Nella Chiesa è presente Gesù, al di là dei limiti degli uomini. Questa è la nostra fiducia.

Commento vangelo 24 settembre 2020

Santa Maria della Mercede

Lc 9, 7-9
 
In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

Gesù è una sorgente continua di ricerca di vita autentica, e in Lui tante persone, pur nella loro creaturalità, sono semi di questa grazia. L’onnipervasività del pensiero unico attuale, che manipola in mille modi le coscienze, a cominciare da una formazione scolastica intellettualista e omologata, da una cultura che esalta solo chi fa comodo al sistema, può in vari modi scalfire ma non abbattere gli effetti di tali doni spirituali. Colpisce vedere tanti cristiani tra i primi ad avvedersi della dittatura che imbambola tanti cuori. E il potere lo sa.

Commento vangelo 23 settembre 2020

San Pio da Pietrelcina

Lc 9, 1-6
 
In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».
Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.

La Parola di Gesù non è un ordine ma un seme di grazia. Una grazia divina e umana che può far rinascere ogni persona. E ciò avviene in un cammino di abbandono al Padre nel quale ci si libera, ciascuno secondo la propria vocazione, degli attaccamenti, delle false sicurezze, terrene. Si sperimenta in modo crescente la libertà, di vivere tra le braccia di un Dio provvidente. Quando Gesù specifica significa che bisogna porre attenzione agli aspetti particolari, che magari talora potrebbero sfuggire. Così Egli insegna a non portare con sé nemmeno cose che potrebbe apparire evidente non si dovrebbero dimenticare. Il Suo linguaggio è spirituale, un padre di famiglia non può, almeno ordinariamente, dare tutti i suoi beni ai poveri perché ha una famiglia da mantenere. Non si tratta dunque di interpretare la Parola in modo letterale ma di comprenderne di volta in volta, di situazione personale in situazione personale il senso sereno, graduale, autentico. Lo scuotere la polvere non indica un rimprovero ma il non cercare gratificazioni egoistiche neanche nell’annuncio, tendenzialmente nemmeno un granello di polvere oscuri la limpidezza, la gratuità, di esso.

Commento vangelo domenica 27 settembre 2020, XXVI del Tempo ordinario, anno A

Mt 21, 28-32

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Nel sesto capitolo del vangelo di Giovanni la folla domanda a Gesù che cosa si deve fare per compiere le opere di Dio. Gesù risponde che l’opera di Dio (prima e più che degli uomini) è credere in colui che egli ha mandato. È Lui che ci salva, quando pensiamo di essere noi con le nostre forze i bravi magari riteniamo ciò perché ancora non abbiamo ricevuto la grazia per comprendere come stanno le cose. Ma se invece ci chiudiamo consapevolmente in un egocentrismo sia pure, e meglio, del bene rischiamo di restare dei saputelli che non si lasciano rinnovare la vita da Dio. La fragilità spesso suscita il bisogno di chiedere aiuto e può aprire al riconoscere lo Spirito quando viene donato.

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