Crea sito

Sono io che ti parlo (Gv 4, 26)

Mese: Agosto 2020 Page 1 of 3

Commento vangelo 1 settembre 2020

Lc 4, 31-37
 
In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.

La Parola di Gesù toccava il cuore con sapienza nello Spirito. E oggi? Gesù non ha scritto forse anche perché Lui non comunica in astratto ma con amore specifico a persone specifiche. Anche a noi parla in profondità nella grazia, a ciascuno in modo diverso anche tramite una stesso brano evangelico per esempio ascoltato la domenica. Aprendoci il cuore alla vita, liberandoci gradualmente dalle ferite, dalle strutturazioni della mentalità, della cultura, umana, come le risposte prefabbricate, i moralismi. Dio ci parla, un dono infinito da cui non finiamo di ricevere vita, luce, amore, meravigliosi, sereni.

Commento vangelo 31 agosto 2020

Lc 4, 16-30
 
In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Gli esseri umani possono desiderare tanto vedere Dio, ricevere il suo aiuto, ma senza la grazia corrispondente non possono riconoscerlo. In questo episodio, però, non è la grazia che manca. Sono gli interessi dei potenti che non vogliono che il loro ruolo possa venire messo in discussione, gli interessi degli apparati che pretendono che tutta la verità passi per il loro sistema di ruoli e competenze, ingabbiando la ricerca della vita in codici prefabbricati. Questo significa che nessun profeta è bene accetto in patria: pensare di avere il dominio della situazione, pensare di conoscere già, chiude in sé stessi. Si può arrivare a perseguitare voci diverse. Magari non torturando materialmente le persone ma per esempio con varie forme di esclusione. In tale brano vediamo una delle tante volte in cui Gesù sperimenta la provvidenza del Padre. Passa in mezzo a una folla che lo vuole linciare quasi come fosse un fantasma. Queste grazie lo aiuteranno ad avere fiducia che anche in momenti di più dura prova, se il Padre li permette, ci sarà la provvidenza adeguata della Sua grazia.

Commento vangelo 29 agosto 2020

Martirio di San Giovanni Battista

Mc 6, 17-29
 
In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Il profeta è un cercatore della verità viva, tendenzialmente dunque dell’autentico amore. Cerca di inserirsi con amore, comprensione, anche, a seconda del suo ruolo, buonsenso, nella società. Ma è sempre una feritoia per il passaggio della Luce. Non può entrare nelle cabine del potere quando in esse le piste autentiche sono viste come optional da rispolverare quando serve. Giovanni è detto il precursore per tanti motivi. Tra l’altro in molte cose ha anticipato percorsi poi vissuti anche da Gesù. Ha profetizzato con la vita stessa. Proprio su questo vorrei soffermarmi: il nostro ha orientato alla verità, a Gesù, tutta la sua vita con grande limpidezza di cuore. Ha precorso il Suo stesso cammino anche nel martirio. Tutto proteso a Dio ha accompagnato ogni discepolo nel proprio graduale maturare verso il riconoscimento di Gesù, fino quasi a spingerli amorevolmente da Lui col suo donare la vita.

Commento vangelo 28 agosto 2020

Sant’Agostino, vescovo e dottore della Chiesa

Mt 25, 1-13
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Si può pregare, fare tante cose ma non cercare, o cercare variamente poco rispetto alla grazia ricevuta, di vivere col cuore aperto a lasciarsi trasformare, gradualmente e serenamente, tutta la vita dallo Spirito invocato. Senza Dio non possiamo fare nulla ma qui si tratta dei margini di collaborazione che l’uomo ha per accogliere o meno la grazia ricevuta. Questa non è una “cosa” che ci può venire data da qualcuno. Solo noi possiamo scegliere. Ridurre a cosa da fare la grazia può dipendere da un dono dello Spirito in realtà ancora non ricevuto ma qui si intende la chiusura consapevole e volontaria alla Luce, attaccati dunque a paure, schemi, male intesi interessi, che si fanno prevalere sulla ricerca vigile e attenta della volontà di Dio. Egli è infinitamente misericordioso e renderà vita anche il nostro peccato appena torniamo a Lui ma certi doni, certe strade, rischiamo di perderle perché andavano colte in quel momento.

Commento vangelo 27 agosto 2020

Santa Monica

Mt 24,42-51
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo. Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni.
Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».

Lungo il cammino spesso una difficoltà di fondo risiede nel lasciarsi portare in una serena (non forzata) costanza e perseveranza. Possono sperimentarsi momenti piu faticosi, aridi, difficili e allora ci si può distrarre su strade non costruttive, magari semplicemente perdere tempo in cose inutili. Signore facci sentire la tua comprensione per le difficoltà di entrare nella vita di fede e con amore e delicatezza aiutaci ad andare gradualmente dritti alle fonti della grazia (preghiera, sacramenti, comunità di crescita, padre spirituale, volontà di Dio…) e a cercare di vivere in Te con sereno equilibrio anche in certi momenti piu grigi piu faticosi. Il deserto, l’attesa, ci fanno maturare nella fede. E lo Spirito può venire sempre più con tutti i suoi doni.

Commento vangelo domenica 30 agosto, XXII Tempo Ordinario, anno A

Mt 16, 21-27

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Da un lato l’amore di Dio senza limiti e condizioni, infinitamente più grande del nostro cuore, da scoprire sempre più profondamente, anche nella storia della Chiesa. Dall’altro lato l’uomo con la sua fragilità, ignoranza, con le sue paure, che Dio guarda prima di tutto con immensa, stupefacente, comprensione dunque senza nemmeno che vi sia per Lui bisogno di perdonare. Ma poi anche, dove invece bisogno ve ne è, con infinita, stupefacente, misericordia. Per non andare in cielo dobbiamo puntare i piedi e rifiutare la misericordia senza condizioni e limiti di Dio. Dopo una intera vita che Egli ci ha dato per farci comprendere anche con l’esperienza umana che quel perdono è di gran lunga meglio accoglierlo. Vi è dunque un possibile chiudersi davanti alle prove che non ci toglierà, se lo vogliamo, l’ingresso nel Paradiso. Ma ci può rendere più difficile la vita sulla terra. Vivere fuori a lungo della grazia è vivere di vuote apparenze, cose senza anima. Inganno, delusione, solitudine, malessere… È difficilissimo ma si potrebbe persino arrivare ad incattivirsi al punto di rifiutare la misericordia del Padre.

Commento vangelo 26 agosto 2020

Mt 23, 27-32
 
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità. 
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».

Vi è una fede semplice e bella che cerca di lasciarsi portare dal Signore ed in Lui di amare i fratelli e crescere con loro. Vi possono essere debolezze che orientano a colorare di cielo motivazioni ripiegate sul proprio io fragile. E vi può essere una consapevole doppiezza, un apparire che persino in nome del bene esalta sé stessi e schiaccia gli altri. Vi può essere un’ulteriore condizione, quella di chi per debolezza gioca sulle apparenze per imporsi sugli altri, anche a costo di schiacciarli ma in un cammino nella grazia ricevuta potrebbe avvedersi di tali motivazioni fasulle, potrebbe superarle, potrebbe lasciarsi interrogare dalla Parola che insegna tutt’altro. È vero dunque che senza la grazia non possiamo fare nulla ma ciò non vuol dire che non abbiamo margini di scelta. Possiamo chiuderci alla grazia o corrisponderle solo in parte o cercare di assecondarla sempre e in tutto, almeno crescendo gradualmente in questa direzione. Gesù lo spiega: talora Dio sostenendoci con la sua grazia ci può proporre di passare per una porta stretta, di entrare in una morte, in una oscurità, per risorgere. Il fuggire da ciò a lungo non fa che alimentare malessere su malessere e oppressione degli altri su oppressione. Le sfumature dei suddetti margini possono essere infinite. Non si passa per la porta stretta pur avendo ricevuto una certa grazia, ma la debolezza è tanta e la grazia è un leggerissimo bussare alla porta del cuore. Insomma si potrebbe accogliere lo Spirito ma vi è una debolezza non facile da superare con quel dono di grazia. Talora si tratta del germinale avvicinarsi di Dio a quella persona. La prepara a Sue nuove manifestazioni. In altri casi, per esempio, è come se Dio desse una possibilità di aprirsi ad un cammino più profondo ma nella sua sapienza è attento a proteggere quella persona quasi con la sua stessa minore maturità. In altri casi la chiusura nei propri male intesi interessi si può fare in varia misura più consapevolmente decisa.

Commento vangelo 25 agosto 2020

Mt 23, 23-26

In quel tempo, Gesù parlò dicendo:
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».

Lo Spirito ci conduce nella storia verso la verità tutta intera, ossia l’amore meraviglioso, liberante, rasserenante, vivificante, di Gesù. In questo cammino veniamo sciolti da strutturazioni fasulle, moralismi, sensi di colpa, cerebralismi, inutili lassismi. Veniamo sempre più messi in contatto col nostro cuore semplice, autentico, nella luce che scende delicatamente, come una colomba. In tale percorso un dono grande è quello della sincerità, perché essa permette di lasciarsi portare oltre le risposte meccaniche e immutabili. Giustizia nel linguaggio di Gesù significa prima di tutto questo: aprirsi all’autentico cammino. Sul quale scopriamo l’amore, la comprensione, la misericordia, di Dio e la sua fedeltà alla promessa che è la sua chiamata. Doni che proprio la sincerità ci aiuta a riconoscere, accogliere, far crescere, nella nostra vita.

Commento vangelo 24 agosto 2020

San Bartolomeo, apostolo

Gv 1, 45-51
 
In quel tempo, Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Colui del quale hanno scritto Mosè e i profeti. Difficile riconoscere Gesù, anche il suo nuovo venire, se non si riceve il dono dell’apertura alla profezia. In una legge senza profezia tutto è inquadrato senza approfondimento, anche oggi nonostante Gesù abbia detto che lo Spirito ci condurrà alla verità tutta intera. Mentalità, ruoli, competenze, ogni cosa ingabbiata e preprogrammata. Invece nelle Scritture vediamo che Dio si manifesta nelle persone, nelle situazioni, meno previste. Ma l’inizio della profezia è il dono della sincerità e la sua accoglienza. Gesù dicendo a Natanaele di averlo visto sotto il fico gli manifesta che è in Lui che Natanaele è senza falsità. Rovescia dunque la domanda del futuro apostolo (= Bartolomeo): questi non potrebbe conoscersi senza Gesù. È in Lui che si aprono i cieli e l’uomo può trovare Dio, sé stesso, il mondo.

Commento vangelo domenica 23 agosto 2020, XXI del Tempo Ordinario, anno A

Mt 16, 13-20

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

È importante essere consapevoli che la mentalità del mondo in cui viviamo ci può influenzare in tanti modi. Importante anche cercare di riconoscere e accogliere tutto il buono da ovunque provenga. Ma è nella Chiesa, pur con i suoi limiti ed il suo bisogno di crescere, che Cristo dona la fede virtualmente piena. Dunque pur tenendo conto delle possibilità di errore e del fatto che, come si legge in 1 Gv 3, 20, Dio è più grande del nostro cuore, è sempre fondamentale stare nella Chiesa stessa e cercare la sua valutazione delle cose.

Page 1 of 3

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén