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Sono io che ti parlo (Gv 4, 26)

Mese: Maggio 2020 Page 1 of 4

Commento vangelo 1 giugno 2020

Mc 12, 1-12

In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:
«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».
E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

Impossessarsi anche inconsapevolmente dei doni, della vigna, di Dio inaridendo, perdendo, i doni stessi, la vita. Il Signore ci aiuti ad abbandonarci gradualmente sempre più a Lui, cercando la sua volontà insieme agli altri. Cercare la volontà di Dio senza l’accoglienza dell’altro può risultare un segnale di un bisogno di crescere. È la vigna stessa che ci aiuta ad amarla nel modo giusto, ci aiuta a riconoscere il nuovo venire di Dio.

Commento vangelo 31 maggio 2020, Domenica di Pentecoste, anno A

Gv 20, 19-23

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Gesù, Dio e uomo, ci può rendere sempre più partecipi della sua vita meravigliosa. Ed Egli viene come un Dio di pace. Non dobbiamo fare tutto subito ma, se vogliamo, lasciarci portare dal suo delicato amore in una vita sempre più piena. In momenti di grazia così particolari più che dire tante pure utili parole è forse più bello, proprio come Maria e gli apostoli, invocare insieme in silenzio, dal profondo del cuore, la venuta dello Spirito con ogni suo bene.

Commento vangelo 30 maggio 2020

Gv 21, 20-25

In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

Chissà quanti sentimenti in quella situazione. Pietro si era sentito dire da Gesù parole tra l’altro forse di martirio… Gesù invita Pietro ad abbandonarsi a Lui senza voler comprendere il futuro con la mente. Non servirebbe a nulla. Allo stesso modo il punto non è scrivere ogni minimo dettaglio della vita di Gesù. Non si tratta di nozioni ma di una Vita viva che porta ciascuno di noi in modo personalissimo. Per questo Gesù non ha scritto. I vangeli sono frutto delle prime testimonianze dal vivo a persone vive. E sempre necessitano di una traduzione al vivo, in situazioni specifiche.

Commento vangelo 29 maggio 2020

Gv 21, 15-19

In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Gesù prima nutre col suo amore i discepoli poi insegna loro a fare altrettanto. Prima nutrire, dare solo amore, agli agnellini poi quando crescono anche guidarli al pascolo. Questo può avvenire sempre più solo lasciandoci portare per mano da Dio nella sua volontà fino a divenire disponibili a dare in Lui tutta la nostra vita. A morire in Lui per risorgere in Lui. L’amore vero, sereno, affidabile, vicino può più facilmente parlare al cuore delle persone. Anche se Dio come con san Pietro non aspetta una nostra astratta perfezione per inviarci ma ci manda come piccolini tra le sue braccia anche noi stessi.

Commento vangelo 28 maggio 2020

Gv 17, 20-26

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

Le altre religioni si manifestano come aree di vario pensiero, nella Chiesa da duemila anni avviene un miracolo davvero stupefacente: che tutti i fedeli siano sempre uniti nelle stesse verità essenziali. La preghiera dell’unità è come il testamento di Gesù. Il frutto di una continua maturazione è l’unità spirituale e umana con Dio, con sé stessi, con gli altri, con il mondo. Portati gradualmente verso la vita, l’amore, la gioia, la pace, di Gesù. Ossia nella sua gloria.

Commento vangelo 27 maggio 2020

Gv 17, 11-19

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

Nella sua preghiera al Padre Gesù gli chiede di custodire i suoi discepoli. Il cammino in Dio si può fare sempre più semplice e sereno ma è essenziale anche crescere nella serena vigilanza. Vi possono essere passaggi spirituali, psicologici, che se non si affrontano con ogni attenzione e aiuto possono divenire ostacoli insormontabili. Bisogna maturare nel discernimento dei tanti inghippi e inganni interiori ed esterni che cercano di confondere. Il Maligno semina anche lui e i semi interni ed esterni accolti magari distrattamente portano il loro frutto di distruzione. Gesù parla di figlio della distruzione. Il ladro viene per rubare, uccidere e distruggere, dice Gesù. Dunque vi sono dei campanelli d’allarme: prima la superbia poi il suo effetto il seminare distruzione. Cristo nel testo dice di avere preservato, più che conservato, i suoi. Come? Con la sua vicinanza, i riferimenti che gli ha insegnato… Si veda il brano sul buon Pastore in Gv 10, 1 ss.. Allora Gesù si consacra, come uomo, nella verità e risalendo al Padre riceve in pienezza lo Spirito. Torna dunque sulla terra totalmente pieno della grazia, nella quale continua ad operare. Ecco la Parola, l’eucaristia e le altre fonti della sua grazia. Consacrandoci in Lui i nostri cuori possono venire gradualmente liberati da strutturazioni fasulle, ferite, paure, resistenze e aperti a sempre nuovi orizzonti, con ogni bene. Questa vita dunque matura in Lui che ci aiuta a non lasciarci confondere o scoraggiare dalle logiche del mondo ma vivendo però in esso, non a tavolino. Sembra di vedere preannunciati per esempio certi rischi delle chat.

Commento vangelo 26 maggio 2020

Gv 17, 1-11

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:
«Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».

La gloria di Cristo è la grazia di morire in croce fiducioso nel Padre della vita. La fede nel Figlio matura cercando di accogliere nella vita la sua Parola. Allora questa si fa vita, esperienza e aiuta a credere ancora più profondamente nella Trinità. Gesù ama tutti ma rispetta la volontà di ciascuno, questo vuol dire non prego per il mondo. Anche se certo Gesù sa bene che l’uomo è capace di rifiuti parziali, che lasciano aperti spiragli. Gesù insomma viene a salvare ma non a violentare. L’amore vero può essere solo nella libertà.

Commento vangelo 25 maggio 2020

Gv 16, 29-33

In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

Gesù gradualmente passa dal parlare del Regno di Dio che si fa vicino al rivelare l’amore trinitario del Padre e del Figlio nello Spirito. I discepoli pensano di aver compreso ma proprio qui sta il limite: ora sappiamo che tu sai tutto. Il ridurre la rivelazione ad un concetto e magari ad un concetto che soddisfa. Queste germinali comprensioni hanno bisogno di maturare nell’abbandono in Dio della fede, dove ci si lascia portare nel suo mistero sconfinato senza pensare di dominarlo, di valutarlo, con la propria mente. Anzi scoprendo che solo questo chiudere gli occhi e fidarci dello Spirito ricevuto in dono ci porta verso la pace, la semplicità, la gioia e ci sostiene nelle prove.

Commento vangelo domenica 24 maggio, Ascensione del Signore

Mt 28, 16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Il cammino della fede è un lasciarsi portare da Dio, non un mero fare cose buone. I discepoli vanno dove il Signore li chiama. È un cammino graduale vanno, si prostrano anche ma al tempo stesso dubitano. Gesù si fa loro vicino, li sostiene, li aiuta. A Lui è stato dato ogni potere e sarà con loro lungo il percorso. Una fede che cresce nella grazia del battesimo, del lasciarci portare oltre le nostre strutturazioni nella vita nuova di tutta la nostra umanità, del nostro cuore profondo, in Cristo.

Commento vangelo 23 maggio

Gv 16, 23-28

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

Gesù ha annunciato agli esordi della sua predicazione il farsi vicino del regno di Dio. Solo gradualmente ha ha rivelato il volto trinitario di Dio. Dio ci è Padre nello Spirito suo e del Figlio. Chiedere nel nome di Gesù non è una mera espressione formale, quasi come una magia. Si tratta di poter venire condotti, per grazia proprio nella vita trinitaria. Allora tendenzialmente Dio ci può aprire tutte le porte del cuore. Donandoci vita sempre nuova ed ogni bene.

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