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Sono io che ti parlo (Gv 4, 26)

Mese: Marzo 2020 Page 1 of 4

Commento vangelo 5 aprile 2020 Domenica delle Palme del Signore

Mt 26,14- 27,66

                           Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo

– Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.

– Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

– Uno di voi mi tradirà
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

– Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

– Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge
Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: “Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».

Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.

– Cominciò a provare tristezza e angoscia
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».

Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

– Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.

– Vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.

I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».

Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».

– Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

– Consegnarono Gesù al governatore Pilato
Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il “Campo del vasaio” per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».

– Sei tu il re dei Giudei?
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.

Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».

Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

– Salve, re dei Giudei!
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.

– Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».

Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

– Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.

– Elì, Elì, lemà sabactàni?
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.

– Giuseppe prese il corpo di Gesù e lo depose nel suo sepolcro nuovo
Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.

– Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete
Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.

Nessuno ha un amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici. Gesù da parte sua considera ciascuno di noi come il suo amico del cuore. Ed essendo Dio ma anche uomo ci rivela che nella grazia anche noi possiamo venire gradualmente condotti ad amare così. Una prospettiva forse lontana rispetto al nostro cammino personale ma che ci può infondere speranza perché intanto significa che non siamo soli, che intorno a noi ci possono essere persone che amano così o sono in cammino verso questa così bella e profonda direzione. D’altro nell’istituzione dell’eucaristia Gesù forse parla del suo sangue versato per molti. Come mai? Certo che ci ama tutti ma qui potrebbe esprimersi la sua delicatezza. Gesù dona la vita ma non si impone. D’altro canto in un altro brano evangelico Cristo confida di pregare per “questi” ma non per il mondo. Lui cerca fino all’ultimo ogni aperto per salvare un uomo ma sempre nel rispetto più profondo e delicato della sua libertà.

Gesù, Dio uomo che ha donato la vita per noi.

Ultimo giorno della vita nascosta, canto a Maria

Il pane fragrante nella piccola brace,
i panni stesi, la porta schiusa,
ogni cosa di te, intorno a te,
sommessa svelava una pace.
Tra la madia, la falegnameria, il piccolo orto,
imparai una piccola, semplice, via.
Piccino la notte sognavo che un manto di stelle
custodiva la terra dal male con un dolce canto.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente):

http://gpcentofanti.altervista.org/piccolo-magnificat-un-canto-di-tanti-canti/

Commento vangelo 2 aprile 2020

Gv 8, 51-59

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Gesù si nascose e uscì dal Tempio. Quando prevale il ripiegamento su noi stessi e questa umana difficoltà diventa superbia e si colora di falsa sapienza Cristo in certi casi si deve fare da parte perché non violenta al bene nessuno. Nel cammino della crescita possiamo portarci ferite, chiusure, difese, che non lasciamo mai vengano scalfite. Ma quando la concretezza delle situazioni le fa emergere può anche crollare tutta l’impalcatura di una maturazione formalistica, nella quale il cuore non si è lasciato mai veramente mettere in gioco. Talora si può trattare di ripiegamenti parziali. Ci riserviamo tane dove coccoliamo le nostre paure non per gradualmente con l’aiuto di Dio superarle ma per imbellettarle di pseudo ideali, di nostri “stili”, che possono nascondere difese maturate nei primi anni di vita e dunque profondamente inconsce e radicate. Allora la fedeltà alla Parola ci può aiutare a non perderci, anche nel buio. A non morire alla fede.

Abramo, che sperò contro ogni speranza

Niente.
Non vedo ancora niente lì sul monte.
Forse le stelle alpine sono le sole
a credere ancora ad un tempo che viene,
loro hanno in dono petali di lana per il vento e la neve.
Lì sulle cime calve battute dalla tramontana
vi è tanto turbinare che non alza in volo niente.
Ma una felicità insensata ancora pervade l’aria,
su per la mulattiera, ancora è come lana.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente):

http://gpcentofanti.altervista.org/piccolo-magnificat-un-canto-di-tanti-canti/

Commento vangelo 1 aprile 2020

Gv 8, 31-42

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

Dio ci guarda con amore e gradualmente ci libera dal bisogno di difendere il nostro io. Possiamo fare i bravi senza che il nostro cuore profondo, le nostre ferite, paure, siano messe in gioco. È il moralismo del figlio maggiore della parabola. Il figliol prodigo cerca il vero se stesso, anche per vie sbagliate. E gradualmente l’esperienza umana dei fallimenti e la luce del cielo lo portano ad aprire con semplicita il cuore profondo alla luce amorevole che davvero pacifica il profondo del nostro cuore. In una parola: veniamo portati dalla paura della legge, fuggita come il figliol prodigo o rispettata formalmente come il figlio maggiore a scoprirci amati e dunque gradualmente a desiderare che il nostro cuore intimo, delicato, sia messo nella luce amorevole di Dio. Non temendo di lasciare illuminare i nostri punti deboli. Che prima sotto il peso della legge difendevamo accanitamente, colorando le nostre azioni di motivazioni non vere: in varia misura fughe dai valori oppure ossequio di essi formalistico e perciò anche giudicante gli altri dall’alto della propria inattaccabilita. I discepoli di Gesù facevano scoperte vivevano una vita bella e quando sbagliavano con l’aiuto di Gesù aggiustavano il tiro senza fustigarsi. Quando la fragilità e stata un rinnegamento Pietro ha pianto ma anche qui in una serena accettazione della propria fragilità perché si e sentito compreso e amato profondamente da Gesù. In quel momento anzi ha compreso più pienamente che non era lui ad essere bravo (se anche tutti ti rinnegassero io non ti rinneghero mai) ma che senza la grazia non poteva fare nulla. Da quel momento e divenuto serenamente un piccolo tra le braccia di Dio e non ha più giudicato il cuore profondo (non parlo dei limiti comportamentali esterni) degli altri.

Ricordi di un prete

I poveri palazzi di periferia
non mi hanno mai messo tristezza,
ciò che fa male sono gli agglomerati
indifferenti, pare, al passo del vicino.
Lì dove la città digradava in campagna
le case si facevano basse, vedevo prati
di pecore, di mucche, di cavalli… come
un miracolo proprio sperato tutto
davvero era piu semplice e buono.
La domenica dopo la siesta il prete
anziano s’incamminava forse da un amico
alle case della quercia, sul colle.
E tornava al tramonto col suo basco nero
calcato sulla fronte e la tonaca tonda,
ormai lo sapevo, che odorava di vino.
La gente scendeva al paese a folate
di famiglie, di amici, così modesta, essenziale,
da consolare il cuore nella sua povertà.
Ed io dal terrazzino vedevo nel campo cavalli
pezzati come fosse il Minnesota d’inverno
al tempo dei cheyenne e recitavo,
spiazzato dalla prima missione,
sereno il salmo della sera.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente):

http://gpcentofanti.altervista.org/piccolo-magnificat-un-canto-di-tanti-canti/

Commento vangelo 31 marzo 2020

Gv 8, 21-30

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?».
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre.
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

Anche i discepoli di Gesù avevano chiusure, resistenze, timori, ma tendenzialmente erano disponibili ad accogliere la grazia quando essa si manifestava. Certi farisei facevano tante cose, persino avrebbero in futuro cercato Gesù, ma con il cuore chiuso. Di fronte a ciò Cristo non può fare altro che dare la vita per il mondo, amare sino alla fine, pronto a cogliere anche il minimo spiraglio per salvare. Dio aveva promesso il Messia, per questo Gesù non va ad annunciare il vangelo a gente meglio disposta. Per questo, per compiere la volontà del Padre, rivela che testimonierà fino al sangue di essere il Cristo. Ed è consapevole che questo sta per accadere. Molti variamente titubanti vedono vinti i residui timori che potesse trattarsi di un ciarlatano. Tutta la vita di Gesù orienta a credergli. Col suo aiuto possiamo farlo anche in mezzo a tante oscurità, debolezze e veri e propri egoismi. È necessaria una determinazione totale e duratura al rifiuto per non venire salvati quando la grazia bussa alla nostra porta.

Il muro di cinta (ai grandi Leopardi e Montale)

Davanti a me, al sole, la pietra
di questo muro alto che vieta
un oltre alla terra e al cielo
e il glicine e la rosa lo sale sì
ma non di là di questo duro velo.
E non basta il canto
che canta canzoni nuove,
che tu dici: ora vedo, ora sento,
è la vita, è la vita che canta
il dolore, la gioia, la vita,
è il cardo, è la rosa, la margherita.
Preferisco pochi poveri versi
rasenti questa povera cinta
di campo, rasenti noi poveri cristi
che senza cielo ci siamo persi.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente):

http://gpcentofanti.altervista.org/piccolo-magnificat-un-canto-di-tanti-canti/


Commento vangelo 30 marzo 2020

Gv 8, 1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Gesù torna nel Tempio nonostante vari potenti lo vogliano eliminare. Continuamente, con semplicità, rischia, dona, la vita. In fondo proprio come quella donna, anche lei giudicata da sguardi senza amore, senza comprensione. Anzi quella donna è per quegli scribi e farisei solo un oggetto usato per condannare Cristo. Questa donna è lei la violentata, la umiliata e di fronte a ciò Gesù si china, si fa piccolo, più piccolo di tutti. E lì, sulla terra nel Tempio, scrive. Ed è l’unica volta che lo vediamo scrivere. Parole portate via dal vento, perché Lui parla nello Spirito in situazioni concrete. È amore vissuto verso persone concrete, non un’enunciazione astratta. È una nuova creazione, come si narra di Adamo creato dalla polvere del suolo e dal soffio divino. Gesù vuole rasserenare, confortare la donna, non ulteriormente umiliarla con la sua presenza. Ma per l’insistenza di quelli si alza e parla loro da pari a pari ossia va sul campo della loro ipocrisia. Loro volevano condannarlo per la loro visione formalistica e Lui proprio attraverso quella li conduce a scoprire qualcosa di nuovo. Infatti formalisticamente non possono nella loro mentalità non riconoscersi peccatori. Quando vanno via rimane solo l’amore, la benevolenza, la comprensione e allora Gesù si alza e parla normalmente, da pari a pari, con quella persona. È bello vedere che Cristo non solo ama quell’essere umano ma anche lo aiuta a non temere, a non farsi condizionare, dai cattivi giudizi: Dove sono? Nessuno ti ha condannata? E la chiama donna, come chiama Maria sua madre, perché in quel momento per lei si riaprono tutte le porte della vita. Come seme, il ritrovamento della sua sua autentica umanità, della sua personalissima femminilità, affettività. Dunque non è un minaccioso ammonimento il non peccare più ma un dono di grazia giunto nella tappa, nel momento, adeguati della sua vita. Non si tratta di una risposta prefabbricata che Gesù avrebbe rivolto a chiunque. Alla samaritana, che aveva vari mariti, non ripete questa stessa formula ma le chiede da bere. Ma questa è, appunto, un’altra storia.

Canto del pescatore

Tutto e niente, ogni cosa
è brezza del mare argentato.
Splende una luna amante
sul sì e sul no all’innamorato.
E placide acque e vele sciolte
e reti colme e non colte
al povero pescatore d’aurore.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente):

http://gpcentofanti.altervista.org/piccolo-magnificat-un-canto-di-tanti-canti/

Commento vangelo 28 marzo 2020

Gv 7, 40-53

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.
Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.

Una ricerca superficiale, troppo influenzata dai poteri, dai si dice. Uno studio a tavolino, non immerso nella vita. Questo brano evidenzia la banalità dei discorsi ma purtroppo anche della vita quando lo Spirito si è ben poco manifestato, e può farlo profondamente anche ad un ateo, o quando viene poco accolto. La pur flebile voce di una coscienza sincera, quella di Nicodemo, viene messa a tacere con supponenza. Lo Spirito ci orienta a prendere il buono da tutti ma a non farci condizionare da ambienti variamente fasulli. Una vera liberazione. Questo nostro tempo di tanti problemi è anche un tempo di grazia perché si diffonde e si approfondisce per grazia l’intuizione che la spiritualità di Gesù è divina e umana. Non una vita disincarnata ma uno Spirito che entra con delicatezza in tutta l’umanità della persona. E allora può venire dal cielo un nuovo aiuto a non lasciarsi confondere dai messaggi onnipervasivi del pensiero unico. Proprio come per il fragile Nicodemo.

Il deserto nella città

Un giorno d’agosto, ora ricordo,
fu un dono nascosto, ora lo so,
trovai poesia a forza strappandola
al brullo campo assolato di periferia,
all’ostinato silenzio del cielo,
al meschino agire, così facile all’uomo:
“ci deve essere un canto”, mi dissi…
e nulla potè fermarmi, passai il muro
invalicabile, d’aria e di pietra, ed entrai…

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente):

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Commento vangelo 27 marzo 2020

Gv 7, 1-2. 10. 25-30

In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.

Che dolore, che tenerezza, questo Dio che viene sulla terra e vive una vita umile, nascosta, per prepararsi ad annunciare il regno di Dio e poi vive forse due anni e mezzo non solo non riconosciuto ma braccato dal potere religioso. Sempre a rischio della vita ma anche nella fiducia che Dio non permette alcun grave male se non nell’ora in cui diverrà occasione di una grazia sconfinata. Che contrasto con le chiacchiere da bar, per nulla interessate ad una ricerca profonda, vitale. Il potere può davvero essere una grave causa di chiusura, di manipolazione, di svuotamento, della gente. Poi magari quando gli fa comodo il sistema rimprovera l’immaturità della gente quasi ignaro di essere lui responsabile di ciò. Invece di aiutare una libera, profonda, crescita.

Massimiliano Maria Kolbe

Ogni dolore grava sulle nostre spalle
– treno che corre, vento che soffia
e porta lontano le lacrime –
ogni dolore amaro – per la valle,
montagne nere e tramonti rossi –
ogni dolore – ad ogni fermata
una ferita da ricordare.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente):

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Commento vangelo domenica 29 marzo 2020 (V Quaresima, anno A)

Gv 11, 1-45

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Questo brano ci può essere di grande conforto e fiducia. Soprattutto Marta ci può aiutare. La vediamo cresciuta nella fede, meno criticona dal punto di vista del proprio io. Ma ancora rimprovera Gesù stesso, ancora si muove di testa sua. Tre soli capitoli dopo la vedremo ormai portata in un abbondono profondissimo, nell’amore, nella gioia e nella pace semplici e liberi. Pacificata con sé stessa è ora in pace anche con gli altri. Ciò che prima degli altri giudicava in tanti casi ora può riconoscerlo come un grande, diverso, dono. E a tutto ciò la vediamo condotta prima e più pienamente degli apostoli. Eppure parliamo di tutti grandi santi. Meglio mai fare paragoni, classifiche. Ognuno ha il suo percorso. Anche noi possiamo guardare con fiducia alla nostra storia, al nostro cammino. Dio ha anche per noi un disegno meraviglioso. Non dipende dalla nostra bravura da energumeni, come vediamo qui che non dipende da tali protagonisti. L’importante è cercare di non opporre troppa, inutile, resistenza a quello che Dio ci fa realmente maturare nel cuore. Non dunque tutto e subito. Ma quel semino, quel germoglio, quel fragile stelo nascente. Maria, la sorella, invece ha ricevuto un dono immenso da molto prima. Non significa che è più grande ma solo havun diverso percorso. È mossa solo dal Signore. Ferma quando lui la vuole ferma, agisce quando Lui la chiama. È, per grazia, tutta immersa nella pace profonda dello Spirito. Che è dono profondo, anche di amore, anche di gioia ma non disumanizzante. Piange a dirotto per il fratello morto e ciò non contrasta col suo abbandono fiducioso in Dio. Vigilante, sempre di vedetta sul possibile nuovo, anche spiazzante, venire di Dio nella sua vita prende ini mano la vita quando Dio vuole e non resta comoda nella sua casa che può diventare come il guscio di una lumaca. E così all’opportuno si scopre creativa, capace di andare oltre gli schemi, i moralismi. Il brano odierno esordisce con un significato profondo del perché Gesù ha tardato ad andare dall’amico malato. Maria è colei che in realtà tre capitoli dopo ungerà Cristo di nardo prezioso. Forse addirittura un dono che ancora dobbiamo scoprire. Come oggi ci sono i ministri dell’eucaristia forse un giorno laici potranno portare, non consacrare, sotto mandato del parroco l’unzione degli infermi. Maria ha scoperto con l’esperienza concreta del tornare alla vita del fratello la potenza di questo sacramento. E ci mostra un meraviglioso tratto femminile, personale, di questo mandato. La sua appassionata amorevolezza, la sua tenerezza. Questo miracolo costerà definitivamente la vita a Gesù, ben consapevole di ciò. Egli non porta su di sé i nostri limiti e peccati come un certo moralismo della legge talora asserisce. Ossia come macchie spirituali che entrano come esotericamente nella sua anima. Invece ama, accetta umilmente le incomprensioni, le meschinità, senza aggravare quelle piccole e senza vederne dove in realtà un occhio sereno non si lascerebbe ingannare. Ma conscio di quelle reali come le parole che Caifa pronuncerà proprio in seguito a tale episodio. Gesù dà la vita, sempre, con tutto il cuore, dimentico per grazia di sé e sempre proteso verso il vero bene dell’altro. Senza la grazia ciò è impossibile. Ma la sua vita ci mostra che alla grazia nulla è impossibile. Neanche rischiare continuamente la vita per gli altri restando fondamentalmente nella pace.

Pasqua

Che aria tersa dopo la pioggia di primavera,
che luce viva che tutto mostra non veduta
e dopo la neve quali campi di grano e olivi
e querce portano il mio passo che sempre
ti cerca. E ora anche tu mi sei vicina, così,
senz’ancora dire niente, portata dai gelsomini,
cantata dal vento, lasciando fare al tempo.

Veduta dal monte Carmelo

Gli erti gradoni di queste colline
come quelli di un’anima in cerca
assetata di pace tra gli ulivi
ombreggianti, nella canicola d’estate.
Poi di lassù, tra le fronde, appare
il dipinto della campagna, alfine
abbandonata nel mare. Di lassù tutto
riposa, tutto trova il suo senso,
l’ordine naturale, semplice e bello.
E’ appena un ricordo com’era velato
al brillare tremolante della terra
madida come te, con te, per la salita.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente):

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Commento vangelo 26 marzo 2020

Gv 5, 31-47

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei:
«Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera.
Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.
Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

Nessuno può testimoniare da sé stesso. Infatti persino il Padre non può nemmeno esistere fuori della comunione dell’amore trinitario. Il Padre rende testimonianza al Figlio perché le parole di Gesù sono Spirito e vita, amore trinitario. Solo l’amore è vita, è luce. Le opere di Cristo sono segni di questo amore e donano la grazia a ciascuno in modo specifico e graduale. Sono segni dell’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato. Dio pur potendo convertirci come vuole ama farsi aiutare dagli esseri umani. Si è lui stesso fatto uomo, nascendo da una donna. Gesù dunque ci orienta a cercare con cuore sincero prima di tutto la voce serena dello Spirito non lasciandoci confondere da tante fasulle voci interne ed esterne. Senza lo Spirito invece siamo preda di esse, rendendo la nostra vita arida, faticosa. Divenendo dipendenti dalle debolezze, dalla fasulla gloria dice Gesù, nostre e altrui. Tutto allora viene distorto, persino la Parola, di cui ci possiamo impossessare e farle dire quello che vogliamo. Spirito di Gesù e cuore sincero nell’accoglierlo sono la via fontale.

Ferragosto

Nel lungo silenzio d’estate,
entrato il ristoro dell’anno,
la poesia saliva dalla carne e dal sangue,
come una caparra dell’assunzione.
Sentivo cantare la vita, persone,
col loro dolore, le gioie,
dentro la sconfinata Compassione.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente):

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Commento 25 marzo 2020, Annunciazione del Signore

Lc 1, 26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Il Signore manda angeli. L’uomo può fare già difficoltà a credere in Dio. Figuriamoci a creature comunque limitate. Ma proprio per questo il Padre sceglie così. Ad una creatura si può anche prestare meno ascolto. Dio si fa vicino in vario modo, con delicatezza. L’angelo comunque in questo caso con gioia può dire per prima cosa a Maria di rallegrarsi, piena di grazia. Anche nella versione italiana si sente l’assonanza di parole: è tutto gioia, grazia, amore, fiducia. Maria è totalmente malleabile, non ha punti deboli che non si possano toccare altrimenti risponde picche. Zaccaria è chiuso nelle sue abitudini calcificate e obietta persino ad un’apparizione. Importante tenere presente queste possibili nostre false strutturazioni per non chiudere definitivamente il cuore se viene il momento che Dio, per grazia, ce le vuole far riconoscere. Ci sono persone che vivono un cammino per vari aspetti profondo ma l’umanità autentica resta in certi punti nascosta e irraggiungibile. Se emerge può crollare tutto. Zaccaria attraversa una simile crisi, scopre il suo cuore spento, svuotato, ammutolito. Un cuore con i propri limiti ma alla fine sincero, che dunque può però poi riaprisi a nuovi orizzonti. L’allontanarsi dell’angelo mostra la bellezza, la grazia, di certe esperienze nello Spirito e anche il loro essere seme. Dio ci conceda di restare aperti in tali eventuali passaggi decisivi della nostra vita, di cercare di non opporre troppe resistenze. Di non fare troppi capricci ritardando il nostro cammino e magari quello di altri intorno a noi. Comunque anche Zaccaria, gli apostoli, hanno resistito e poi Dio li ha aiutati ad oltrepassare l’ostacolo.

Il colore del cielo

Di rosa e di rossi è fatto questo tuo canto
che spera in un cielo che ancora non è.
La fragile foglia dell’eucalipto rinfresca l’aria
di un fremito verde al soffio di un tempo
che però non viene. Nel folto del bosco filtra
una luce che prima non c’era e ti scopri
ancora mancante, tu mancante, all’appuntamento.

Lunedì dell’angelo

Le mille ferite che il tempo m’ha fatto
si quietano in un barbaglio di luce,
nel mormorio delle cose
che culla il mio dormire.
Ora riposo, e lavora la vita
e tutto è una fitta di dolore
e una canzone dolce.

Poesiole tratte da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente): http://gpcentofanti.altervista.org/piccolo-magnificat-un-canto-di-tanti-canti/

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