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Sono io che ti parlo (Gv 4, 26)

Mese: Gennaio 2020 Page 1 of 4

Commento vangelo domenica 2 febbraio 2020. Presentazione del Signore

Lc 2, 22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

In questo brano tutti sono mossi dallo Spirito. Come si fa, come si può conoscere la volontà di Dio? La si può cercare sinceramente, crescendo nella sequela di Cristo. Colpisce vedere come rapidamente e profondamente si diffonde la profezia quando tutti sono mossi dallo Spirito. Alcuni del suo tempo non hanno riconosciuto Gesù nemmeno dopo la sua predicazione, la sua vita, i suoi miracoli, la sua morte e risurrezione. Qui tutti riconoscono il Messia in un neonato.

Commento vangelo 1 febbraio 2020

Mc 4, 35-41

In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

I discepoli fanno bene a svegliare Gesù, lui confidava nella loro vigilanza. Il punto sul quale potevano crescere era la fede, che fa vivere le situazioni con meno timore.

Commento vangelo 31 gennaio 2020

San Giovanni Bosco, sacerdote

Mc 4, 26-34

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

La parabola invita a chiedere spiegazioni, ad approfondire. La Parola va meditata nella Chiesa, con la Chiesa, tra persone specifiche, non in astratto. Infatti non è un concetto ma un seme vivo, un dono che matura gradualmente nel cuore dell’uomo aprendolo alla vita.

Commento vangelo 30 gennaio 2020

Mc 4, 21-25

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

http://gpcentofanti.altervista.org/lamore-che-libera/

Commento vangelo 29 gennaio 2020

Mc 4, 1-20

In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

http://gpcentofanti.altervista.org/la-parola-carne/

Commento vangelo 28 gennaio 2020

S. Tommaso d’Aquino, sacerdote e dottore della Chiesa

Mc 3, 31-35

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Anche Maria è cresciuta nella fede. Lei era abituata a parlare col Figlio con semplicità. Qui però Gesù le fa comprendere che l’ascolto comunitario della Parola è un momento fontale di preghiera, di crescita. Ordinariamente dunque non va interrotto. Così la creatura più vicina a Dio impara dalla folla che era lì insieme a Cristo. Dove il termine folla nel linguaggio biblico indica persone che appena si avvicinano alla fede, che ancora non sono diventate popolo. Eppure loro erano a meditare con Gesù e Maria voleva chiamarlo fuori da quell’incontro. Il cuore di Maria è libero e aperto, assetato di Dio, di luce, totalmente disponibile a lasciarsi sempre rinnovatamente plasmare, ad apprendere da tutti…

Commento vangelo 27 gennaio 2020

Mc 3, 22-30

In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

Lo Spirito illumina il cuore che nella misura in cui ne riceve il dono può consapevolmente cercare o meno di accoglierlo. Di fronte ad una chiusura consapevole di un uomo Dio non lo violenta ad aprirsi.

Commento vangelo 25 gennaio 2020

Conversione di San Paolo, apostolo

Mc 16,15-18

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro:
«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

È davvero questa l’esperienza che gradualmente vivono coloro che si mettono alla sequela di Gesù. Rinascita, guarigione, apertura di nuovi orizzonti, di nuove strade, incontri… Tutto in Cristo può fiorire.

Commento vangelo 24 gennaio 2020

S. Francesco di Sales

Mc 3,13-19

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

Gesù sale sul monte, luogo dell’incontro con Dio e chiama alcune persone. Dodici di queste le costituisce apostoli. Perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni. Il cammino della fede maturando ordinariamente conduce ad una crescita comunitaria, in un corpo in Cristo. In tale percorso ciascuno matura un proprio specifico mandato di annuncio e di servizio. Tutto dunque è vissuto gradualmente in Gesù, opera della sua grazia. Quando invece si costruisce la comunità sul fare numero, sul fare cose, non sulla graduale chiamata di Dio, è più facile che si rischi di scadere nelle tensioni di aggregazioni puramente umane. Invece i discepoli pur con i loro limiti, i loro disaccordi, vivono in una pace di fondo tendenzialmente crescente perché è la grazia del Figlio che li porta.

Commento vangelo domenica 26 febbraio 2020 (III Tempo Ordinario, Anno A)


Mt 4, 12-23

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Il testo originale non dice convertitevi ma pensate oltre. Il regno dei cieli quando si manifesta ci prende per mano e ci porta oltre. Non siamo più noi ad avere il controllo, che in realtà è solo un falso, nevrotizzante, controllo. Impariamo gradualmente a chiudere gli occhi e a lasciarci portare da Dio. E allora la nostra umanità si distende in un abbandono che sente naturale, perché siamo figli di Dio, fatti così. Le vie si aprono, anche nelle prove sperimentiamo una pace crescente. In pochi tratti si vede il germe di tanto futuro. Giovanni arrestato, la persecuzione. Il lago di Galilea magari che splende in un mite mattino d’inverno: il mare della fede, di pesche miracolose. Gesù che passa non a caso e chiama. Ed essere chiamati da Dio porta verso la risurrezione piena tutta la nostra vita. Pietro e Andrea che gettano le reti eppure le lasciano senza por tempo in mezzo, condotti al senso più intimo di quel gesto, il viverlo in Dio, un pescare profondo. Giacomo e Giovanni che invece le reti le riparano e intuiscono che Cristo ripara la loro e altrui vita tutta intera, tante lacerazioni interiori e relazionali…

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