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Lettura del giorno

Sono io che ti parlo (Gv 4, 26)

Commento vangelo 3 novembre 2020

Lc 14, 15-24
 
In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!».
Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”.
Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”.
Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».

Senza la grazia di Dio non possiamo nulla. Si legge questo brano in una comunità di crescita spirituale e all’appuntamento successivo c’è chi non viene perché ha questa o quella cosa importantissima e buonissima da fare o perché, per esempio, ha paura del covid. Nonostante gli incontri siano tenuti secondo tutte le segnalate regole della prudenza. Ognuno ha il suo graduale cammino: non si può forzare una persona ad andare oltre le sue paure in questioni delicate come questa. Certo la grazia più viene più orienta a fare i salti mortali per andare all’incontro della propria comunità. Ma anche quando la grazia adeguata è stata donata ci si può far dominare da ansie, attaccamenti, ferite e vecchie smanie che pure si potrebbero superare. Anche in ciò Dio ci comprende, ci riconosce il tempo di assestarci… Ma poniamo attenzione a non fare im eterno un passo in avanti e due indietro nel nostro cammino di conversione. Un giorno magari dichiarandoci delusi da Dio. Egli viene nel tempo con potenza in chi persevera nella crescita, sempre più attento alle Sue chiamate. E gradualmente ci avvediamo che il Signore ci chiama in ogni istante, sempre più profondamente, a vivere uniti a Lui.

Commento vangelo 2 novembre 2020

(Messa 1)

Gv 6, 37-40

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Questo brano inizia con l’affermazione di Gesù di essere il pane della vita. Sembra che l’evangelista cerchi di riportare il più fedelmente possibile le parole e i gesti del Maestro anche se potevano risultare ostici ai discepoli. Loro nutrivano per l’eucaristia una venerazione che poteva sotto certi aspetti stridere con l’accoglienza anche eucaristica senza limiti che il Figlio dell’uomo sembra qui manifestare. Nella sua prima lettera Giovanni scriverà che Dio è più grande del nostro cuore (1 Gv 3, 20).

Commento vangelo 31 ottobre 2020

Lc 14, 1. 7-11
 
Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto.
Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Quando Dio conduce verso la maturazione nel suo amore si diventa gradualmente meno condizionati dalle apparenze, da certi possibili giudizi altrui. Ma ancora prima ci si libera dalla paura fasulla di giudizi altrui che invece esistono solo nella nostra mente. Qualcuno si vanta di aver preso trenta e lode all’esame ma alla gente ciò può interessare davvero poco. Nel senso che non ti considera in gamba per questo. La sequela di Gesù orienta dunque ad un discernimento non astratto, non meccanico. Egli parla un linguaggio spirituale. Il punto dunque è crescere nella fede, nell’amore. L’amore decentra verso l’attenzione al bene dell’altro. Gesù ha fatto il carpentiere fino a trenta anni e poi si è trasfigurato davanti ad alcuni apostoli. Il cosidetto segreto messianico indica proprio questa attenzione a manifestarsi in un modo adeguato a ciascuna persona. Bisogna sempre chiedere a Dio un discernimento equilibrato nelle varie concrete situazioni. Dio vuole in quella circostanza che mi lascio mettere in un angolino o devo agire diversamente? La risposta non è scontata, posso imparare mille sfumature.

Commento vangelo 30 ottobre 2020

Lc 14, 1-6

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano ad osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisia.
Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: “E’ lecito o no guarire di sabato?” Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
Poi disse loro: “Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?”. E non potevano rispondere nulla a queste parole.

I farisei invitano Gesù a pranzo ma solo per osservarlo e giudicarlo. Sono chiusi nei loro schemi. Ma lo schema è certamente favorito da una chiusura di cuore. Infatti lo schema salta quando qualcosa che interessa davvero orienta all’eccezione.

Commento vangelo domenica 1 novembre 2020, Tutti i santi

Mt 5, 1-12a
 
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
 
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Gesù viene a sciogliere i nodi della nostra vita, ad aprire strade nuove e feconde. Ogni suo dono è un seme di beatitudine, ogni dolore un trampolino di lancio verso una vita piena.

Commento vangelo 29 ottobre 2020

Lc 13, 31-35

In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».
Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”.
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”».

Il profeta testimonia prima di tutto nella Chiesa la nuova venuta di Dio. Ma Gesù stesso domanda: quando il Figlio dell’uomo verrà troverà la fede sulla terra? Anche le guide devono porre attenzione a non essere distratte, ripegate sui propri affari, sia pure buoni, poco assetate di Luce. Esse rischiano di non riconoscere Gesù perché le chiusure del cuore non fanno sentire come una benedizione la sua presenza.

Commento vangelo 28 ottobre 2020

Lc 6, 12-19

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante.
C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Talora ci si rimprovera di andare da Dio solo quando si ha bisogno. Ma Gesù stesso ha pregato in modo particolare nei momenti decisivi. A chi rivolgersi in quelle circostanze se non a chi ci ama davvero e può tutto? E Gesù orienta a questo anche i suoi discepoli: prima li chiama a sé, poi li invia. Gesù compirà molti miracoli, molte guarigioni, spirituali e fisiche, con l’aiuto dei discepoli perché grazie alla fede di questi molti erano aiutati a credere. Così quando qualcuno si chiede perché bisogna pregare i santi ecco una risposta: in mille modi ci aiutano a credere. Ma Dio non potrebbe convertirci da solo? Certo però così lo fa per esempio con più delicatezza, facendoci sentire parte di una famiglia…

Commento vangelo 27 ottobre 2020

Lc 13, 18-21
 
In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».
E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

La Parola di Dio non è un concetto da comprendere con il cervello e applicare con le proprie forze. È come un seme che cresce gradualmente, a misura di quella specifica persona. O come un lievito che gradualmente fa maturare tutta la vita di chi riceve la sua grazia. Gesù dunque viene a liberare le persone dai mille lacci della propria vita non a legarla con regole solo esteriori.

Commento vangelo 26 ottobre 2020

Lc 13, 10-17
 
In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato.
C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia».
Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

La donna curva rappresenta le sofferenze delle persone di quella sinagoga causate dal capo di tale istituzione religiosa. Gesù non cambia la religione ebraica in questo ma semplicemente ne svela il senso liberandola dalle distorsioni di mentalità grnerate da ristrettezze di cuore. La falsa spiritualità comporta facilmente un vero ripiegamento sui propri interessi. Quando è toccata la tasca queste guide meschine diventano improvvisamente elastiche e piene di buonsenso. La gente nella sua semplice umanità gioisce quando la religione rivela il suo volto autentico.

Commento vangelo 24 ottobre 2020

Lc 13, l1-9
 
In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici.
Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Questi due brani sono strettamente collegati mentre una lettura intellettualistica, che viviseziona in concetti meccanici le cose invece di coglierne il senso complessivo, talora li considera separatamente finendo nel paradosso prima di dire che le malattie e altre sofferenze non sono punizioni divine e poi che Dio perdona, perdona, ma poi se insisti ti punisce. Gesù invece in questi brani afferma che Dio non punisce ma aiuta l’uomo a non farsi male da solo chiudendosi alla grazia che gli viene donata. Su questa scia il secondo brano si può comprendere nel senso che il padrone della vigna è un uomo che ha nella sua vigna l’albero della vita, della fede. L’albero non porta frutti perché non viene coltivato ma quella persona vuole tagliare la pianta ossia fare a meno della fede perché la vede infeconda. Allora Gesù col suo amore comprensivo e misericordioso propone al proprietario di pazientare lasciando che il fico venga coltivato, concimato, innaffiato, potato… La nostra vita è proprio come un albero curato o meno.

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