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Commento al vangelo

Sono io che ti parlo (Gv 4, 26)

Commento vangelo 13 agosto 2020

Mt 18, 21-19,1
 
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.

Più viene lo Spirito, più lo accogliamo, più non giudichiamo il cuore degli altri e li accettiamo, nel profondo, così come sono. Dico nel profondo perché se certi limiti altrui in una crescente grazia di carità li accogliamo senza particolare difficoltà altri limiti non possono non creare fatica. Ma lo Spirito in noi giustifica l’altro: forse non può fare altrimenti, la sua storia lo porta ad essere così, a pensare così, ad agire così. Anche a noi possono sembrare naturali o comunque di poco conto e perdonabili, anche quando ci avvediamo di aver sbagliato, certi nostri comportamenti. E questo ci può aiutare a riflettere: come spesso in noi vi era debolezza e non un deciso intento cattivo perché dobbiamo vederlo nell’altro? La cosa sulla quale più insiste Gesù è il perdono. Al punto che gli stessi servi, che in genere agiscono quasi senza venire notati, tanto non fanno che seguire la volontà di Dio, qui sembrano quasi prendere loro l’iniziativa. Ma evidentemente è appunto perché ciò risulta connaturale alla sequela di un tale Padre.

Commento vangelo 12 agosto 2020

Mt 18, 15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Il brano iniziale di questa pericope riguarda questioni di ortodossia o meno della fede. Non è un caso sia collegato con quello della preghiera in comune. Essa va vissuta nel nome di Gesù. Non in un bene qualsiasi prodotto dall’uomo ma lasciandosi portare da Dio nella preghiera: nella fede, nei criteri della fede. Attingendo a questa grazia che è eucaristica, comunionale, la nostra esistenza rinasce integralmente. Quando dico sì alla chiamata di Dio, quando veglio sulla sua chiamata non mi apro meramente ad una certa bontà umana ma a tutti i doni spirituali, umani e materiali che Dio vuole elargirmi. E a quelli che mi dà perché glieli chiedo io. Rendo più facile a Dio farmi questi doni perché essi non sono cose ma vita. Non può facilmente maturare la pesca se il ramo non è cresciuto. Per questo, se le condizioni della mia vita non mi consentono per esempio di partecipare alle riunioni della mia comunità per lungo tempo, pur restando legato a tale realtà ecclesiale finché dura l’ostacolo cercherò di partecipare ad incontri di un’altra comunità. Il punto non è il fare per forza qualcosa ma stare col cuore in cerca di Dio. Se realmente non mi è possibile essere presente in nessun gruppo in un cammino graduale potrò imparare ad essere sempre più attento a coltivare il rapporto con Dio come possibile. Ha ricolmato di beni gli affamati, canta Maria nel Magnificat. Tale è anche il senso profondo del legare e sciogliere. Certo Dio non riduce al cuore limitato di uomini, pur di Chiesa, il suo amore senza limiti. Ma ci insegna a cercare la conferma della Chiesa. Questa può aver giudicato erroneamente delle persone ed esse era giusto confidassero nell’Amore di Dio che va oltre. Ma una ricerca gradualmente sempre più profonda spinge a cercare un nuovo giudizio della Chiesa appena una nuova situazione lo consenta.

Commento vangelo 11 agosto 2020

Santa Chiara di Assisi, Vergine

Mt 18, 1-5. 10. 12-14

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

Siamo nelle mani di un Padre meraviglioso. Maria, Gesù, auutateci a chiudere gli occhi e a fidarci di voi. Perché in voi la vita rinasce. Aiutateci a pazientare nelle difficoltà senza distrarci dalla vostra sequela. Perderemmo tempo su strade fasulle ostacolando la vostra opera che vuole rispondere proprio anche alle nostre preghiere. Appena pensiamo di abbandonarci in voi anche se è solo un inizio già respiriamo un poco, già sentiamo una magari piccola ma in realtà grandissima pace. Entrate in ogni spazio della nostra vita, al cento per cento. http://gpcentofanti.altervista.org/il-peccato-del-mondo-e-nella-chiesa/

Commento vangelo 10 agosto 2020

San Lorenzo, diacono e martire

Gv 12, 24-26
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Ci si può agitare per tante cose, anche buone, ma ciò che davvero dà vita, protegge, costruisce, è seguire Gesù. In Lui impariamo la via bella, semplice, buona, anche la vera creatività, distinguendo ciò dai mille inganni del fare. Lì dove ci possono apparire cose buone e giuste anche discernimenti che con Gesù non hanno nulla a che vedere, dove cerchiamo appoggi non voluti da Cristo. Ma solo la grazia ci aiuta a non temere di perdere la vita secondo i nostri criteri per ritrovarla nel Signore. Signore aiutaci a stare con il cuore, con tutta la nostra vita, dove sei tu per noi, liberaci dalle false valutazioni terrene, che non hanno sostanza, anzi la tolgono.

Commento vangelo 8 agosto 2020

Mt 17, 14-20
 
In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo». E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito. Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».

I discepoli hanno collaborato a vari miracoli di Gesù: una grande gioia ma purtroppo il rischio di insuperbire, il voler mettersi in proprio. Incredibile come senza la grazia e magari talora anche dimenticandola l’uomo si possa ripiegare sulle vie di corto respiro dell’ego. Operando solo danni, primo tra tutti distogliere anche altri dalla sequela di Cristo. Fa davvero riflettere vedere che Gesù sempre così mite, comprensivo e paziente qui invece rimprovera anche con forza i discepoli. L’amore non è sempre, meccanicamente, morbidezza. Certo il Signore legge nei cuori e sa quando scuoterli può essere solo un bene per loro. Noi dobbiamo essere molto più prudenti. Ma qui dunque Egli evidenzia la pervicacia con la quale ci si può impossessare della grazia ricevuta e usarla, anche in uno pseudo bene, di testa propria, chiusi al riferirsi al volere di Dio, al suo sempre nuovo venire. Invece un granello di fede accolto con cuore sincero e umile lascia operare la potenza di Dio. Portatelo qui da me, dice Gesù.

Commento vangelo 7 agosto 2020

Mt 16, 24-28

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».

Il ragionare astratto è il limite comune a molti conservatori e innovatori nell’oligarchia: chiusi negli intellettualismi non sono in grado talora di recepire lo stimolo a cercare un vissuto, equilibrato, discernere. Nel proprio cammino identitario e anche nello scambio. Per i cristiani il concreto discernere del Gesù dei vangeli, il suo cuore divino e umano, non devozionistico né intellettualistico, che cresce nello Spirito che scende come una colomba. Questa mancata sempre più equilibrata maturazione umana lascia ingabbiati nei cervellotismi che distorcono anche il messaggio evangelico in regole astratte di cui non si coglie lo Spirito o in rinnovamenti figli del ragionare a tavolino del proprio tempo. Il tecnicismo imperversa e lo sfacelo totale è sempre più vicino. Tale svuotamento facilita il dilagare degli apparati al servizio di pochi potenti. La gente è spogliata di tutto. Le si presentano sempre situazioni in cui una sedicente scienza afferma non si possa fare altrimenti. Sempre l’interesse della finanza, dei potenti di internet… Chiediamo a Gesù di portarci sulla sua strada semplice, bella, serena, vissuta. Anche Maria sembra indicarci questo quando afferma che il suo cuore immacolato trionferà.

Commento vangelo domenica 9 agosto 2020, XIX Tempo Ordinario, anno A

Mt 14, 22-33

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Talora Dio permette che camminiamo in mezzo a prove, difficoltà, oscurità. Nella pandemia non abbiamo potuto averlo anche fisicamente con noi sulla nostra barca e anche ora sperimentiamo difficoltà nel poterci incontrare liberamente. Al di là di ogni pur legittima opinione questa è la situazione di fatto e questo brano evangelico ci può molto aiutare. Chiediamo a Dio di riconoscere sempre il suo venire, in ogni circostanza, di accoglierlo con fede, di sostenere, aumentare, la nostra fede. Le agitazioni possono cessare solo quando davvero lo lasciamo entrare nel nostro cuore.

Commento vangelo 6 agosto 2020

Trasfigurazione del Signore (anno A)

Mt 17, 1-9

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Gesù non si nasconde per trent’anni per falsa modestia né si manifesta per superbia e vanitosità. È l’Amore nel Padre che lo guida. Qui si rivela nella sua gloria ad alcuni apostoli, ad alcuni pastori e dice loro di non comunicare ad altri questa visione finché non sia risorto dai morti. Fortifica dunque nella fede questi tre discepoli in vista dello scandalo della Sua passione ma anche li ammaestra a lasciarsi portare con fiducia e pazienza dai tempi del suo rivelarsi. La trasfigurazione è da molti considerata la cresima di Cristo e vediamo infatti, più esplicitamente in Luca, che Mosè ed Elia parlano con Lui del suo esodo che sarebbe avvenuto a Gerusalemme. La sua vocazione: donare la vita per redimere gli uomini. Ed il dono di venire ascoltato. Almeno, virtualmente, da alcuni in particolare. Pietro mostra la tendenza umana ad impossessarsi anche del mistero, a gestirlo secondo propri criteri e la nube che li avvolge proprio togliendo loro la possibilità di vedere li libera da tali ristrettezze e li apre ad ascoltare il graduale rivelarsi di Dio, ad abbandonarsi a Lui. I tre apostoli sperimentano una felicità, una Luce, meravigliose, che fanno loro desiderare di restare lì per sempre. Ma invece sarà per loro un cammino far entrare questa grazia vivificante in ogni angolo della propria umanità. Ecco il motivo delle gioie e delle aridità nella sequela. Incasellare, poi, in tre tende Gesù, Mosè ed Elia evidenzia questo apprendere la lezioncina col cervello, come nozioni frammentate, invece di lasciarsi portare da Cristo nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo, un mistero di Parola e di vita sempre nuova. Gesù parla di Legge e di profeti. Insieme. I discepoli sono turbati da queste spiazzanti esperienze ed è bello vedere Gesù che si avvicina loro, li tocca e gli dice di alzarsi e di non temere. Egli è con loro, la Via, la Verità e la Vita è con loro ed essi possono scendere con fiducia, coraggio, pazienza, speranza, dal monte alla vita quotidiana.

Commento vangelo 5 agosto 2020

Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore

Mt 15, 21-28
 
In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Gesù ancora una volta si deve ritirare in preghiera a causa delle persecuzioni. Proprio in quei luoghi pagani trova persone che non pensano di sapere tutto loro, dal cuore aperto, semplice. E tutto ciò Gli permette di donare loro ogni bene. Signore aiutaci a non frapporre con le nostre chiusure troppi ostacoli alla tua opera.

Commento vangelo 4 agosto 2020

San Giovanni Maria Vianney, sacerdote

Mt 15, 1-2. 10-14
 
In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione egli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!”.
Riunita la folla, Gesù disse loro:” Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo!”.
Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: “Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?”.
Ed egli rispose: “Ogni pianta, che non è stata piantata dal padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!”.

Gesù libera dalle apparenze, dalle forme vuote e porta al cuore lì dove la vita dell’uomo rinasce, sempre più libera da tanti condizionamenti fasulli, dalle tante ansie di chi si appoggia al proprio fare, magari ostacolato da altri. Su questa scia vediamo nel brano odierno che Gesù non ha smanie proselitiste, né vuole persuadere a tutti i costi qualcuno. Inutile voler forzare chicchessia a partecipare al proprio gruppo parrocchiale: se non è Dio a chiamarlo la cosa non farà bene a lui né al gruppo stesso. Allo stesso modo bisogna cercare le guide spirituali che manda il Signore e non rivolgersi a persone secondo mere affettività, sguardi e criteri terreni. Il padre spirituale, il gruppo di crescita, sono doni fondamentali per la nostra crescita, la nostra vita e viverli con superficialità ostacola il fiorire della propria esistenza.

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