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Commento al vangelo

Sono io che ti parlo (Gv 4, 26)

Commento vangelo 27 maggio 2020

Gv 17, 20-26

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

Le altre religioni si manifestano come aree di vario pensiero, nella Chiesa da duemila anni avviene un miracolo davvero stupefacente: che tutti i fedeli siano sempre uniti nelle stesse verità essenziali. La preghiera dell’unità è come il testamento di Gesù. Il frutto di una continua maturazione è l’unità spirituale e umana con Dio, con sé stessi, con gli altri, con il mondo. Portati gradualmente verso la vita, l’amore, la gioia, la pace, di Gesù. Ossia nella sua gloria.

Commento vangelo 27 maggio 2020

Gv 17, 11-19

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

Nella sua preghiera al Padre Gesù gli chiede di custodire i suoi discepoli. Il cammino in Dio si può fare sempre più semplice e sereno ma è essenziale anche crescere nella serena vigilanza. Vi possono essere passaggi spirituali, psicologici, che se non si affrontano con ogni attenzione e aiuto possono divenire ostacoli insormontabili. Bisogna maturare nel discernimento dei tanti inghippi e inganni interiori ed esterni che cercano di confondere. Il Maligno semina anche lui e i semi interni ed esterni accolti magari distrattamente portano il loro frutto di distruzione. Gesù parla di figlio della distruzione. Il ladro viene per rubare, uccidere e distruggere, dice Gesù. Dunque vi sono dei campanelli d’allarme: prima la superbia poi il suo effetto il seminare distruzione. Cristo nel testo dice di avere preservato, più che conservato, i suoi. Come? Con la sua vicinanza, i riferimenti che gli ha insegnato… Si veda il brano sul buon Pastore in Gv 10, 1 ss.. Allora Gesù si consacra, come uomo, nella verità e risalendo al Padre riceve in pienezza lo Spirito. Torna dunque sulla terra totalmente pieno della grazia, nella quale continua ad operare. Ecco la Parola, l’eucaristia e le altre fonti della sua grazia. Consacrandoci in Lui i nostri cuori possono venire gradualmente liberati da strutturazioni fasulle, ferite, paure, resistenze e aperti a sempre nuovi orizzonti, con ogni bene. Questa vita dunque matura in Lui che ci aiuta a non lasciarci confondere o scoraggiare dalle logiche del mondo ma vivendo però in esso, non a tavolino. Sembra di vedere preannunciati per esempio certi rischi delle chat.

Commento vangelo 26 maggio 2020

Gv 17, 1-11

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:
«Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».

La gloria di Cristo è la grazia di morire in croce fiducioso nel Padre della vita. La fede nel Figlio matura cercando di accogliere nella vita la sua Parola. Allora questa si fa vita, esperienza e aiuta a credere ancora più profondamente nella Trinità. Gesù ama tutti ma rispetta la volontà di ciascuno, questo vuol dire non prego per il mondo. Anche se certo Gesù sa bene che l’uomo è capace di rifiuti parziali, che lasciano aperti spiragli. Gesù insomma viene a salvare ma non a violentare. L’amore vero può essere solo nella libertà.

Commento vangelo 25 maggio 2020

Gv 16, 29-33

In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

Gesù gradualmente passa dal parlare del Regno di Dio che si fa vicino al rivelare l’amore trinitario del Padre e del Figlio nello Spirito. I discepoli pensano di aver compreso ma proprio qui sta il limite: ora sappiamo che tu sai tutto. Il ridurre la rivelazione ad un concetto e magari ad un concetto che soddisfa. Queste germinali comprensioni hanno bisogno di maturare nell’abbandono in Dio della fede, dove ci si lascia portare nel suo mistero sconfinato senza pensare di dominarlo, di valutarlo, con la propria mente. Anzi scoprendo che solo questo chiudere gli occhi e fidarci dello Spirito ricevuto in dono ci porta verso la pace, la semplicità, la gioia e ci sostiene nelle prove.

Commento vangelo domenica 24 maggio, Ascensione del Signore

Mt 28, 16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Il cammino della fede è un lasciarsi portare da Dio, non un mero fare cose buone. I discepoli vanno dove il Signore li chiama. È un cammino graduale vanno, si prostrano anche ma al tempo stesso dubitano. Gesù si fa loro vicino, li sostiene, li aiuta. A Lui è stato dato ogni potere e sarà con loro lungo il percorso. Una fede che cresce nella grazia del battesimo, del lasciarci portare oltre le nostre strutturazioni nella vita nuova di tutta la nostra umanità, del nostro cuore profondo, in Cristo.

Commento vangelo 23 maggio

Gv 16, 23-28

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

Gesù ha annunciato agli esordi della sua predicazione il farsi vicino del regno di Dio. Solo gradualmente ha ha rivelato il volto trinitario di Dio. Dio ci è Padre nello Spirito suo e del Figlio. Chiedere nel nome di Gesù non è una mera espressione formale, quasi come una magia. Si tratta di poter venire condotti, per grazia proprio nella vita trinitaria. Allora tendenzialmente Dio ci può aprire tutte le porte del cuore. Donandoci vita sempre nuova ed ogni bene.

Commento vangelo 22 maggio 2020

Gv 16, 20-23

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

Gesù qui ci parla del mistero del dolore. Se Dio che soffre per noi più di noi permette certe prove nella nostra vita a quale pienezza ci vorrà portare? Da quali pericoli ci vorrà proteggere? Il mondo si rallegra di gioie fasulle che prima o poi possono rivelare la loro ingannevolezza Gesù ci fa gradualmente costruire sulla roccia.

Commento vangelo 21 maggio 2020

Gv 16, 16-20

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

Gesù talora viene incontro alle nostre domande inespresse. Sono mille i doni del vivere insieme a Lui. Ora una luce su questo concreto aspetto, ora una via, ora una consolazione, un incoraggiamento. Così gradualmente la vita rinasce e si apre a poter ricevere ogni bene. Gesù qui spiega che il cammino può passare per momenti più difficili ma anche qui, se Lui li permette, nasce la vita. Lasciarsi portare avanti nel deserto, nella tempesta, senza ritirarsi scoraggiati dal vero percorso. Anche se ciò non vuol dire che non sia giusto talora rallentare, riprendere fiato.

Commento vangelo mercoledì 20 maggio

Gv 16, 12-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Gesù ci libera dal moralismo di una perfezione formale tutta e subito. Su questa strada potremmo durare poco. Lui invece ci guarda con amore, sa i nostri dolori, le nostre ferite, i nostri bisogni e viene con delicatezza a liberarci a darci vita ed ogni bene. E ci dà il riferimento del vangelo a cui sempre vissutamente tornare perché meditandolo nella comunità vi troviamo luci sempre nuove. Li scopriamo non cosa si deve fare in astratto ma come Lui ha creduto, amato, nelle situazioni concrete. Come sono cresciuti i suoi discepoli davvero, non idealmente. Il vangelo è stato scritto duemila anni orsono ma è Parola anche del presente e del futuro. Fra mille anni ancora vi scopriremo una miniera di doni nuovi, che fino a quel momento ci erano sfuggiti.

Commento vangelo 19 maggio 2020

Gv 16, 5-11

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

Domandare non di rado è segno di una ricerca intensa, ricca di attesa, di speranza. Solo lo Spirito ci apre a questo cammino verso una decisa scelta per Dio, verso il mettere sempre più Gesù come riferimento divino e umano, verso la consapevolezza che il demonio in mille modi vuole ingannare l’uomo, distoglierlo dalla via del bene. Ognuno di questi aspetti può venire vissutamente compreso sempre più, all’infinito. Qui mi soffermo su Gesù Dio e uomo. Spesso lo si vede solo come Dio o solo come uomo. Per esempio in un percorso spiritualistico dove tanti discernimenti sono operati in base a filosofie di uomini, fossero pure grandi cristiani invece di prendere sì il buono da tutti ma poi di cercare il discernere concreto di Gesù, la sua filosofia vorrei dire.

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